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UFFICIO LEGALE E CONTENZIOSO

Il 1° febbraio 2013, in attuazione dell’Accordo Interconfederale del 21 settembre 2010, sottoscritto tra le organizzazioni dell’Artigianato - Confartigianato, CNA, Casartigiani e C.L.A.A.I. e CGIL, CISL e UIL, e dei Contratti Collettivi Nazionali di Settore, ha preso avvio il Fondo SAN.ARTI., Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Lavoratori dell’Artigianato.
 
Con la costituzione di SAN.ARTI., l’artigianato, nell’alveo della sua lunga tradizione di bilateralità e welfare contrattuale, ha posto in essere una tutela importante per i lavoratori a cui vengono applicati i CCNL del comparto, permettendo ai propri iscritti di godere di vantaggi concreti ed immediati in materia di prestazioni sanitarie integrative.
 
Con il successivo Accordo Interconfederale del 28 febbraio 2013, le parti sociali hanno previsto che “le prestazioni erogate da SAN.ARTI. costituiscono un diritto soggettivo di matrice contrattuale dei lavoratori”. Infatti, in caso di mancata iscrizione al Fondo, l’azienda è tenuta ad erogare al lavoratore un importo forfettario di  25 Euro a titolo di E.A.R., per tredici mensilità ed è “altresì responsabile verso i lavoratori non iscritti della perdita delle relative prestazioni sanitarie, fatto salvo il risarcimento del maggior danno”.
 
Le parti sociali, dunque, con l’Accordo Interconfederale del 28 febbraio 2013, al pari di quanto avvenuto precedentemente in materia di iscrizioni e di prestazioni degli Enti Bilaterali, con la previsione della contrattualizzazione delle prestazioni sanitarie, hanno sancito l’obbligatorietà della “prestazione equivalente”. Pertanto, l’azienda che non provveda all’iscrizione ed al versamento al Fondo SAN.ARTI., oltre a dover corrispondere  in busta paga, sotto la voce “Elemento Aggiuntivo della Retribuzione”, l’importo di 25 Euro lordi mensili per tredici mensilità, è sempre e comunque responsabile, nei confronti dei lavoratori non iscritti, della perdita delle prestazioni sanitarie, oltre al risarcimento del maggior danno.
 
Dalla lettura della norma contrattuale, emerge a tutta evidenza che sull’azienda datrice di lavoro grava l’obbligo, non di iscrizione all’Ente Bilaterale e/o Fondo SAN.ARTI., ma della prestazione contrattualmente prevista. Infatti, se da un lato, nel rispetto dei principi costituzionali di libertà sindacale negativa (art. 39  Costituzione), non può esservi in capo all’azienda un obbligo generalizzato di iscrizione agli Enti Bilaterali, dall’altro, poiché la mancata adesione all’Ente Bilaterale, si traduce per il lavoratore, in minori prestazioni ed in un conseguente svantaggio economico, il datore di lavoro è tenuto a garantire al lavoratore una prestazione equivalente a quella contrattualmente prevista. E ciò in quanto la prestazione sanitaria, al pari di quella erogata dagli Enti Bilaterali, è un diritto contrattuale che il lavoratore matura nel contesto del più generale trattamento economico e normativo stabilito dal CCNL e, in quanto tale, va ricompresa nella parte economico-normativa del contratto collettivo.
 
Ne consegue, quindi, che la disciplina contrattuale relativa all’assistenza sanitaria integrativa, così come quella prevista  per gli Enti bilaterali, esplica la propria efficacia nei confronti di tutte le imprese, aderenti o non, alle parti sociali sottoscrittrici del CCNL e ciò coerentemente alla funzione social-tipica della parte economico-normativa del contratto, ovvero,  di realizzare, ex art. 3 e 36 della Costituzione, una disciplina uniforme dei rapporti individuali di lavoro di una determinata categoria o gruppo professionale.
 
In tal senso, peraltro,  si è recentemente espresso il Tribunale di Torino con Sentenza del 15 gennaio 2013.  Nello specifico, il Tribunale ha condannato un’azienda a risarcire ad una propria lavoratrice le spese sanitarie dalla stessa sostenute e per le quali non aveva potuto beneficiare del rimborso da parte di Fondo EST (Fondo sanitario del Commercio), stante che  l’azienda non aveva ottemperato a quanto previsto dal CCNL e ne aveva omesso l’iscrizione ed il versamento al relativo Fondo.
 
Orbene, il giudice, ribadendo il principio che la norma contrattuale relativa all’assistenza sanitaria integrativa “rientra tra le parti del CCNL vincolanti anche per i datori di lavoro che, pur non essendo iscritti alle associazioni stipulanti, abbiano di fatto applicato il contratto collettivo di lavoro”, ha riconosciuto il diritto della lavoratrice al rimborso delle spese sanitarie sostenute.
 
Pertanto, il mancato adempimento da parte del datore di lavoro alle norme contrattuali in materia di bilateralità e di assistenza sanitaria integrativa, comporta gravi conseguenze in capo all’azienda, in quanto esposta ad eventuali rivendicazioni risarcitorie da parte dei lavoratori.
 
A ciò si aggiunga che, in applicazione dell’art. 10 della Legge n. 30 del 2003, l’azienda inadempiente non potrà beneficiare di sgravi contribuivi ed altri benefici e agevolazioni.
Il sopra citato art. 10,  infatti, prevede espressamente che “per le imprese artigiane, commerciali e del turismo rientranti nella sfera di applicazione degli accordi e contratti collettivi nazionali […], il riconoscimento di benefici normativi e contribuivi è subordinato all’integrale rispetto degli accordi e contratti citati […]”, ivi comprese, per quanto sopra esposto, le norme relative agli Enti Bilaterali ed ai Fondi di assistenza sanitaria integrativa

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